La lentezza nascosta dell'alta velocità

Da alcuni anni viaggio regolarmente in treno fra Roma e Milano. E da quando è entrata in azione l’ “alta” velocità ne sono diventato mio malgrado un cliente coatto.

Mio malgrado? Coatto? Andiamo per gradi. Intanto eccomi qua ancora una volta, su uno scintillante Freccia Rossa che costeggia rapidissimo l’autostrada sulla quale le automobili sembrano, dal mio sfrecciante e rosseggiante punto di vista, quasi ferme. Siamo partiti da Roma due ore fa e fra un’ora saremo a Milano. Quasi come prendere un autobus, mentre quei poveri automobilisti antidiluviani chissà per quanto ne avranno ancora. L’Italia è davvero più corta, come dice la pubblicità di Trenitalia S. p. A., un’azienda nuova, innovativa, che ha davvero rivoluzionato il modo di viaggiare in treno; nulla a che vedere con le vecchie, stantie FF. SS. di statale memoria.

Sì, è vero, abbiamo dovuto rinunciare a qualcosa. Ad esempio alla possibilità di portare in viaggio animali che siano più grandi di un gatto; e anche questo può varcare l’asettica soglia dei “Freccia Rossa” solo a patto che sia rinchiuso in una gabbietta di dimensioni tali che, più che entrarci, il povero felino dovrebbe indossarla e, anche così, egli è tollerato solo se l’imbarazzante contenitore che lo racchiude è doverosamente occultato nell’interstizio fra le spalliere dei sedili. Fortunati i possessori di pesci rossi, gli unici che non sono soggetti a simili limitazioni. E fortunate le zanzare, per le quali il regolamento non prescrive alcun divieto.

E’ anche vero che l’ “alta” velocità costicchia pure lei, come le centrali nucleari e la carne. Ma che importa, non siamo mica africani noi, viviamo nella società del benessere e in fondo possiamo permettercelo. Il progresso è il progresso.
«Sì, ma io avrei preferito poter scegliere», dice il solito arretrato dissidente. Scegliere? Che vuol dire scegliere? Chi vorrebbe più viaggiare sui treni-lumaca di una volta? E così oggi, su un totale di 40 treni giornalieri che da Roma Termini partono verso Milano Centrale, 35 sono “Freccia rossa”, ovvero treni ad “alta” velocità che hanno un tempo di percorrenza di 3 ore e mezza oppure 3 ore a seconda che facciano oppure no un paio di fermate intermedie.

Gli altri sono: 3 Inter City da 6 ore e mezza, uno strano Euro Star City che ci mette lo stesso tempo di un Inter City ma costa molto di più e un unico, superstite Espresso notturno composto solo da letti e cuccette.
Ecco dunque perché mi sono detto un cliente “coatto”: perché l’avvento dell’ ”alta” velocità è stato accompagnato e pompato da una politica commerciale che ha fatto praticamente scomparire ogni altra tipologia di treni. Ma perché ho scritto anche “mio malgrado”?
Intanto una piccola nota a margine: un Eurostar ci metteva quattro ore e mezza facendo varie fermate intermedie. Dunque mi viene il sospetto che il risparmio di tempo dei “Freccia Rossa” nasca in gran parte più che da un aumento della velocità, dalla riduzione delle fermate, ovvero da una pesante penalizzazione delle città intermedie. Ma questa è solo una mia sensazione; non approfondiamo.

I costi: un Freccia rossa ad “alta” velocità costa 89 euro, un Inter City ne costa 46, ovvero circa la metà. C’è insomma un apparente rapporto di proporzionalità inversa: ti dimezzo il tempo di percorrenza e ti raddoppio il biglietto. Ma perché apparente e perché continuo a scrivere “alta” velocità con quel paio di scettiche virgolette?
Facciamo qualche conto. Dividendo il mio stipendio mensile di tecnico universitario per il numero di ore lavorative scopro che la mia retribuzione media è di circa 12 euro all’ora. Prendendo un treno Freccia Rossa anziché un Inter City risparmio da 3 ore a 3 ore e mezza in termini di tempo di percorrenza ma spendo 43 euro in più per il biglietto. Per guadagnare questa cifra però devo lavorare 3 ore e 35 minuti, ovvero poco più di ciò che risparmio sul tempo di percorrenza.

In altre parole mentre prendendo un Inter City potevo trascorrere 6 ore e mezza leggendo un libro, o ascoltando musica, o chiacchierando, con un treno ad “alta” velocità trascorro poco meno o poco più della metà di tale tempo nello stesso modo mentre mi tocca trascorrerne poco più di un’altra metà lavorando. Il tempo totale supera in ogni caso le 6 ore e mezza di un Inter City e la qualità di più di metà di esso decade sensibilmente. Mi viene il sospetto di non averci guadagnato.

Concludiamo: se calcoliamo il tempo che ci metto ad andare da Roma a Milano in treno riferendoci non al tempo di percorrenza stampato sull’orario ferroviario ma all’unico tempo che davvero conta, ovvero il tempo della mia vita, con l’ “alta” velocità ci metto più tempo e peggioro la qualità di più di metà di esso. Ovvero, con l’ “alta” velocità vado più lentamente e peggio che con un treno normale.
Insomma sono stati spesi milioni di euro, sono state realizzate ancora una volta enormi e deturpanti infrastrutture per ottenere il risultato di farci viaggiare più lentamente e peggio.

Ma intanto la gente si è lasciata ancora una volta convincere del contrario. E nelle chiacchiere quotidiane del signor Rossi le “obsolete” linee su cui arrancano i vecchi Inter City sono diventate “quelle su cui si viaggia ancora con i treni a vapore”. Credo sia stato Abramo Lincoln a dire: «si può ingannare qualcuno sempre, tutti talvolta ma non sempre tutti». Non so se oggi ne sarebbe ancora convinto.

Filippo Schillaci

Comments