Il docente del corso, Filippo Schillaci, autore di "Caccia all'uomo" e "Vivere la decrescita" ha messo a disposizione molta documentazione, tra cui un libro e tutte le diapositive presentate durante il corso che si è svolto presso UNITRE di Opera nei mesi di ottobre e novembre 2011. I documenti sono quì elencati:
Sul
finire della scorsa estate avevo finalmente estinto il mutuo
decennale contratto per comprare il luogo in cui ho portato avanti
fino a oggi la mia pratica di autoproduzione e mi ero anche ripreso
dalle fatiche dell'epica presa di Poldino, un vispo e inafferrabile
cagnetto randagio che non c'entra niente con l'argomento di questo
articolo e di cui dunque narrerò altrove. Ritenni allora che i tempi
fossero maturi per cominciare a pensare alla "questione
energetica" che fino a quel momento avevo per varie ragioni
lasciato in disparte. Fatti un po' di conti sulle mie disponibilità
economiche e constatato che gran parte dei consumi energetici
avvenivano sotto forma di elettricità, decisi di cominciare pensando
a quest'ultima. (continua)
Le
città le conosco bene. Ci sono nato, ci ho trascorso decenni, ancor
oggi non posso dire di esserne del tutto uscito. Sono quei luoghi in
cui i contorni delle cose sono invariabilmente linee rette, in cui
l'aria è spesso irrespirabile, in cui d'estate si muore di caldo e
le finestre fino al secondo o terzo piano sono chiuse da inferriate
metalliche. Sono quei luoghi dove sei continuamente circondato da
migliaia di facce e da nessun volto, dove i suoni sono stridenti e
ugualmente lo sono le relazioni fra gli uomini. Sono quei luoghi dove
è impossibile incontrare un riccio, imbattersi in una sorgente,
raccogliere more selvatiche. Sono i luoghi in cui si esiste per
produrre, ed è vietato fermarsi. Sono tutto ciò e altro ancora.
Potrebbero mai essere qualcosa di diverso? (continua)
Da
alcuni anni viaggio regolarmente in treno fra Roma e Milano. E da
quando è entrata in azione l’ “alta” velocità ne sono
diventato mio malgrado un cliente coatto.
Dunque
riavremo le centrali nucleari. Possiamo star certi che accadrà,
perché questo è un governo che mantiene le promesse; quanto meno un
certo tipo di promesse. Gli ecologisti ne sono indignati e io fra
essi. Ricordo che nel 1991 mi feci 2000 Km in treno per andare a
mettere il mio sì sulla scheda del referendum e in tutti questi anni
mi sono ben guardato dal cambiare idea. Si può immaginare cosa io
pensi oggi nel vedere che qualcuno attribuisce a quella mia scelta il
valore di un foglio di carta igienica usata.
Quando, una dozzina di anni fa, cominciai a occuparmi di quelle cose che oggi chiamiamo Decrescita, non sapevo che questo era, o sarebbe stato, il loro nome, non sapevo che altri se ne occupavano o se ne sarebbero occupati. Intuivo che la specie umana stava trascinando il pianeta su una strada sbagliata e disastrosa, intuivo di vivere in una società malata ma non pensavo di cambiarla. Sapevo che quella strada non era la mia, che vivere una vita preconfezionata da "loro" mi conduceva a una situazione di malessere e che ciò sarebbe stato sempre peggio. (continua)
Una
città che conosco bene: Messina. Una strada che conosco bene: la via
Bellinzona. Un condominio che conosco bene: l’isolato 505A. E una
storia che conosco bene: la sua. Provate a girarci intorno: vi
sembrerà una catapecchia in rovina. L’intonaco cade a pezzi, la
pittura è sbiadita e scrostata, i cornicioni sono sbrindellati.
Entrate nel cortile: la pavimentazione è piena di crepe, molti dei
portoni sono rotti. Entrate in uno di essi: ciò che avete visto
fuori si ripete identicamente all’interno. Entrate ora in un
appartamento. Cosa vi aspettate a questo punto? Lo stesso desolato
spettacolo di incuria, fatiscenza, disfacimento. E invece no: vi
ritrovate in un appartamento perfettamente ristrutturato, pulito,
luccicante, curato nei minimi dettagli. (continua) |